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Luxuria: «Invito tutti i ticinesi di cuor gentile a venire al Pride»

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Sabato 2 giugno la scrittrice sarà l'ospite speciale di Poestate, dove presenterà due libri: “Il coraggio di essere una farfalla” e "Perù aiutami tu"

Si apre oggi la settimana del Pride 2018 - Lugano, che coincide in buona parte con quella del Festival Poestate, l’evento letterario più importante che si svolge (da decenni ormai) sul territorio luganese. Queste due manifestazioni hanno stretto un legame molto forte che si concretizzerà in un “Poetry Pride” giovedì 31 maggio e nella presenza dell’ospite speciale di questa edizione: Vladimir Luxuria, con la quale abbiamo avuto modo di parlare in vista del suo intervento.

Sarai l’ospite speciale dell’ultima serata di Poestate, e presenterai il tuo libro “Il coraggio di essere una farfalla”. Vuoi illustrare ai lettori di cosa parla?
«Il libro parla di me. Tratta la fase adolescenziale in cui non mi sentivo rappresentata dal mio corpo esteriore, dal mio genere. Mi sentivo come un bruco che trascina a fatica il peso del proprio corpo. Quando ho preso consapevolezza della mia identità di genere ho deciso di trasformare questo bruco in farfalla, con il coraggio di poi mostrarmi alla società in una veste, in un atteggiamento e identità diversa al dato meramente biologico e anagrafico».

Però è più di un’autobiografia, è un invito ad accettare il proprio corpo e un’analisi su fenomeni come discriminazione e bullismo.
«Questi sono argomenti assolutamente attuali. Il bullismo è una grande piaga: c’è sempre stato ma negli ultimi anni, collegato ai social quindi diventato cyber-bullismo, è diventato una tortura senza tregua per le vittime, per le prede. Prima, quando lo si subiva a scuola o in certi gruppi, tornavi a casa, mettevi una canzone che ti piaceva, accarezzavi il tuo cane e avevi un po’ di tregua. Adesso invece ti continuano a perseguitare con messaggini e testi e quindi per le persone deboli è davvero faticoso riuscire a sopportare tutto questo. Mi riferisco non solo al bullismo di tipo omofobo ma anche a quello misogino, xenofobo, di classe. Il bullo, per frustrazioni sue personali, cerca una valvola di sfogo trovando un pretesto nella preda, come se gli desse il diritto di poterla schiacciare o di giocare come il gatto con il topo».

Cosa si può fare per aiutare le vittime e per bloccare gli aggressori?
«Tanta educazione. Soprattutto a scuola: non è solo informazione e neanche formazione, non dovrebbe essere solo formule algebriche, date storiche e luoghi geografici. Dovrebbe essere anche educazione alla civiltà, al rispetto».

Sul fronte del riconoscimento dei diritti delle minoranze, a che punto è la società odierna?
«È stato fatto un passo avanti con le unioni civili, ma poco si fa nelle scuole. Anzi: purtroppo ci sono tentativi di bloccare gli interventi di quelle associazioni che dovrebbero andare a parlare con gli studenti di questi temi. Si fa troppo poco, i dirigenti scolastici sono troppo timidi e spesso gli stessi docenti sono un po’ distratti e fingono di non vedere quando avvengono episodi di discriminazione all’interno della scuola».

C’è stata qualche polemica per la scelta di organizzare il Pride a Lugano: vuoi dire qualcosa a chi critica questa manifestazione?
«È lo scotto della prima volta. Sono persone che fomentano paure e poi si diradano come nebbia al sole. Si tratta di una manifestazione pacifica, colorata, che non ha mai lasciato vetri infranti al suo passaggio, magari solo un po’ di coriandoli. Serve soprattutto agli adolescenti del posto, è un’iniezione di grande stima ed energia. Non ci sono solo gay: più si va avanti e più nei Pride ci sono tantissimi eterosessuali. Ormai si tengono ovunque nel mondo e non più nelle grandi capitali come una volta. Invito tutti i ticinesi di cuor gentile a venire: noteranno che è una manifestazione alla quale partecipano tantissime famiglie e persone anziane, oltre a tantissimi giovani. Sarà la dimostrazione che il Ticino può essere accogliente anche da questo punto di vista».

A Poestate non parlerai solo di temi LGBTQ, però…
«Porterò anche un altro libro, che esce proprio a fine maggio ed è un diario di viaggio che s’intitola “Perù aiutami tu”. Un viaggio che ho fatto lo scorso anno ed è durato un mese e mezzo. Oltre ai luoghi e alle persone che ho incontrato racconto soprattutto il viaggio interiore, quanto visitare posti così lontani - sembra strano - mi abbia riportata all’infanzia».

C’è una forte collaborazione tra il Pride e questo festival di poesia. Ti piace che si sia creato questo legame?
«Certo, è il concetto della libertà che unisce le due manifestazioni. Non c’è poesia se non hai la libertà della fantasia e di manifestare le tue emozioni. Non c’è qualità della vita se non ti senti libero di vivere secondo la tua identità, la tua sessualità. Poi l’arte tocca le corde dell’anima. Penso che un film fatto bene che narra una storia di discriminazione possa servire tantissimo; una canzone che narra l’amore universale così come una poesia che ci fa sognare, commuovere e riflettere possano servire tanto per aprire la nostra mentalità».

Chi è il tuo poeta preferito?
«Ne ho tantissimi, mamma mia (ride, ndr). Neruda, Whitman, i sonetti di Shakespeare...».

Fonte: Tio

TicinoPride

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